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Palabra del Ejército Zapatista de Liberación Nacional

Nov242023

Tredicesima Parte: DUE PARTITE DI CALCIO E UNA STESSA RIBELLIONE.

Tredicesima Parte: DUE PARTITE DI CALCIO E UNA STESSA RIBELLIONE.

“Il calcio è la continuazione della politica con altri mezzi”.
Don Durito de La Lacandona (“DD”, a scopo legale).

Novembre 2023

I.- Vigilia del Viaggio per la Vita-capitolo Europa.

È arrivata una sfida calcistica da parte di una squadra femminile europea che resiste e lotta.

Il SupGaleano si è auto-nominato “direttore tecnico” della squadra “Ixchel–Ramona” composta da donne miliziane. Come è giusto che sia, il Sup ha studiato la squadra rivale. Raduna le compagne che faranno il viaggio. Analizza in dettaglio le abilità e le caratteristiche di ciascuna giocatrice. Si reca poi dal Subcomandate Moisés e gli fa la sua diagnosi: “ci faranno a pezzi”. Il SubMoy lo guarda con una faccia da «e allora?», come se lo desse per scontato. Ma l’ormai defunto non ha finito: “Ma ho un piano segreto, come dice Dení. Con questo rivoluzioneremo il calcio e lo ridefiniremo nella sua essenza: il gioco”.

Il Subcomandante Insurgente Moisés, coordinatore del tour, è piuttosto impegnato con i corsi di preparazione, i certificati di nascita, i passaporti e la progettazione del percorso da seguire, quindi lascia che il SupGaleano proceda “a sua discrezione”. La faccia del defunto sorride e dice: “Discrezione è il mio secondo nome” (non chiedetemi quale fosse il suo primo nome perché ci vorrebbero diverse pagine per spiegarvelo).

Il defunto in divenire inizia la preparazione della squadra femminile. Ma, affinché la sua strategia abbia successo, ha bisogno dell’appoggio del temibile, terribile e terrificante “Commando Palomitas” che, in quel momento, sta cercando di aprire un varco nella nave scuola in cui si sta preparando il cosiddetto “Squadrone 421”. Deluso perché, prima di terminare i lavori sotto la linea di galleggiamento, la nave era stata trasformata in un imponente bimotore, il commando va a consultare il SupGaleano sul da farsi per incendiare il velivolo. Il Sup li convince che non era opportuno bruciarlo, che era meglio aspettare che fosse in pieno volo per abbatterlo dall’interno. L’amato Amado e Chinto obiettarono: se cade l’aereo, cadrà anche il Commando Palomitas. Il Sup rispose che non era il momento di soffermarsi sulle piccolezze. Inoltre, il Commando era richiesto per un lavoro più elevato che sabotare un viaggio aereo che non valeva nemmeno il costo dei biglietti, per non parlare della mancanza dei passaporti, e che la maggioranza della «Divisione Aerotrasportata La Estemporanea» soffriva la nausea a bordo del camion merci.

Quando il Commando Palomitas, il Sup, il Tzotz, il Tragón e la Pelusa si sono riuniti nel bunker ultra-segreto che si trova nel tempio Puy, nella zona di Tzotz Choj, si è proceduto ad affinare i dettagli di ciò che da quel momento in poi sarebbe stato conosciuto in tutto il mondo come il “Piano brillante ed eccellente per sconfiggere un rivale meglio preparato, allenato e attrezzato di noi” (BEPDRMPEEN, il suo acronimo in spagnolo), sottotitolo “E hanno una tecnica e un controllo di palla migliori”.

La riunione top secret ha seguito il suo corso normale. Cioè, il Chuy ha rubato a Lupita il ghiacciolo di chamoy [salsa di frutta secca agrodolce – n.d.t.], la Verónica ha rifilato uno scappellotto al Chuy e, come se fosse il Governo Supremo, si è tenuta il ghiacciolo del Chuy, quello di Lupita e pure il suo medesimo. Il Chinto e l’amato Amado protestavano che le loro biciclette si erano rotte e che il Monarca doveva sistemarle. La Pelusa, il Tragón e il Tzotz rovistavano il tavolo in cerca di biscotti, e il Sup impartiva la lezione magistrale di «Come vincere una partita di calcio con tutto contro».

L’apparente caos si è placato quando il Sup ha tirato fuori, chissà da dove, una scatola di “Choki Il Biscotto del Diavolo”, e solo allora – dopo pappati 5 pacchetti – sono state distribuite le missioni, fissata la tabella di marcia, e pappato il sesto pacchetto “in onore dei futuri caduti”. “E cadute”, si è sentito obbligato ad aggiungere Chuy, solo per ricevere da Verónica un altro scappellotto del tipo “l’uguaglianza di genere non si applica alla disgrazia”. Lupita approva l’azione con il ghiacciolo di chamoy che il Sup le ha dato per farla smettere di piangere.

Il «tre volte T» Commando Palomitas, il Sup e l’ala canina del comando sono andati quindi al semenzaio e, con le miliziane riunite, si è spiegato e praticato il nuovo schema «passivo-aggressivo» che, come è giusto che sia, aveva come nucleo dirigente il predetto Commando.

Seguendo la vecchia e collaudata regola zapatista di “Non giocare con le regole del nemico”, il Sup ha sviluppato una sorta di miscuglio di rugby, con drammaturgia ottocentesca, con qualche Anime, con il cinema tipo Hollywood e risvolto di Cannes, con l’impressionismo di Monet, un pizzico di Allan Poe incrociato con Conan Doyle, qualcosa dell’epica di Cervantes, la brevità di Joyce, la prospettiva di Buñuel, un pizzico di Brecht mescolato a Beckett, il condimento di qualche tacos al pastor, una cumbia appena accennata, Anita Tijoux e Shadia Mansour che rompono le frontiere – Palestina libera – e, beh, non ho preso nota di tutto, ma l’unica cosa che mancava era la palla.

La strategia in questione si sviluppava in 3 fasi:

Per prima, Verónica ha afferrato un pupazzo zapatista e si è diretta con decisione verso la porta avversaria, si è messa di fronte alla portiera nemica e le ha parlato in Cho’ol. La portiera, ovviamente, non ha capito niente, ma c’erano Lupita ed Esperanza Zapatista che hanno tradotto a gesti che la ragazza le stava regalando il pupazzo. Ed Esperanza, come indica il suo nome, si è offerta di fare una foto con la ragazza e il pupazzo. Per la foto le ha detto di mettere giù la palla, perché Verónica voleva che la abbracciasse. Nel momento in cui ciò è accaduto, Esperanza ha calciato la palla “in fondo alla rete” e l’intera squadra ha gridato “Goool!” È stato fatto innumerevoli volte con successo. L’unica cosa che non è riuscita è che Verónica si riprendesse il pupazzo dalla portiera e scappasse via.

La seconda variante consisteva nel fatto che la portiera zapatista riceveva il pallone, se lo metteva sotto la maglietta come se fosse incinta e cominciava a camminare come se fosse incinta. Tutta l’équipe zapatista andava ad aiutarla e a portarla in infermeria. Naturalmente, trovandosi in territorio straniero, le compagne commettevano un errore e si dirigevano verso la porta avversaria dove, miracolosamente, la portiera zapatista si “liberava” del pallone che, rotolando appena, oltrepassava la linea nemica dando vita a un gol che neanche Messi e Cristiano. Intanto, il TTT Commando Palomitas circondava la sorella responsabile del tabellone per «esortarla» a dare per buono il risultato ottenuto «con il sacrificio della compagna zapatista e il suo pallone bambino».

La terza variante comportava un rischio per la protagonista, poiché doveva fingere di svenire. Si è praticato una sola volta nel semenzaio perché il terreno lì è ghiaioso (pietra e sabbia) e ci si aspettava che ci fosse erba nel campo nemico. La compagna doveva svenire in mezzo al campo. Il subcomandante Moisés, allarmato, avrebbe corso verso la compagna e con lui tutta la panchina zapatista. Tutte le compagne gridavano, nelle rispettive lingue materne, per il servizio medico. Come previsto, il nemico non aveva alcun servizio medico, quindi sarebbe stata preparata in anticipo una barella. L’arbitra voleva chiamare i soccorsi, ma il SubMoisés adduceva usi e costumi dei popoli indigeni, così gli stessi zapatisti sollevano la donna svenuta e la depongono sulla barella. Confuse dal dolore e dalla tristezza di vedere la loro sorella di lotta caduta in combattimento, le miliziane non si sarebbero accorte di star portando la barella verso la porta avversaria. In quel momento, i primi dei, coloro che crearono il mondo, avrebbero compiuto la loro opera e la compagna ferita si sarebbe svegliata senza bisogno che nessun rospo maschio, comune o reale, la baciasse, e si ritrovava la palla ai suoi piedi, proprio sulla linea di porta e con un calcio ne suggellava il destino. C’era da aspettarsi che, animate dalla gioia di vedere la propria compagna in salvo, le miliziane gridassero “Goool!” A quel punto, il Commando Palomitas sarebbe stato sotto il tabellone per garantire che la vita fosse celebrata.

La quarta non la ricordo – lo so che ho detto che erano 3, ma non erano 4 i tre moschettieri? -, ma era simile per ingegno, creatività e furbizia alle altre tre.

Secondo quanto mi hanno raccontato le miliziane al loro ritorno, nei territori che chiamano “Italia” e “Stato spagnolo”, le sorelle nemiche hanno capito subito di cosa si trattava e hanno cominciato a giocare con lo stesso stile. Non so se la FIFA potrebbe classificarlo come calcio ma, a giudicare dalle foto e dai video che mi hanno mostrato, è stata una festa. Risultato: non c’è stato né vincitore né vinto… e Verónica è tornata con il pupazzo che, presumibilmente, apparteneva all’ormai defunto SupGaleano. No, non l’ha restituito.

“E questo era il messaggio per le geografie di tutto il mondo: non giocare con le regole del tuo nemico, crea le tue regole”, mi ha dichiarato il SupGaleano prima del suo ultimo respiro.

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II.- Quanti Cipro possono stare in una partita di calcio?

Questo mi ha detto il Subcomandante Insurgente Moisés quando mi ha raccontato dettagli e aneddoti del cosiddetto “capitolo Europa” del Viaggio per la Vita. Quello che racconto di seguito è quanto sono riuscito a recuperare dalla narrazione, piena di ammirazione e rispetto, del Subcomandante Moisés.

“C’è una geografia chiamata Cipro. È rotta, cioè a pezzi. Ci sono ciprioti, ci sono greco-ciprioti e ci sono turco-ciprioti e non ricordo quante altre persone hanno il cognome cipriota. I capitalisti hanno diviso quella terra, l’hanno fatta a pezzi. E hanno anche fatto a pezzi la loro gente, la loro lingua, la loro storia, la loro cultura. E si scopre che, anche se è una piccola isola, tutti i ricchi la vogliono e, come fanno sempre, se la dividono, ma ciascuna parte vuole la parte dell’altro. In altre parole, in mezzo ai potenti e alle loro guerre c’è il popolo.

Bene, allora c’è una squadra di calcio in quella geografia chiamata Cipro. Hanno buoni giocatori e sono professionisti. Il loro lavoro è giocare a calcio. Ma stanno perdendo diverse partite e si incontrano per analizzare e dicono che stanno perdendo perché la strategia delle partite è sbagliata. Vanno a dire al proprietario della squadra, cioè al capo, che stanno perdendo per questo, che hanno pensato ad una strategia migliore e così vinceranno più partite.

Il capo, cioè il proprietario della squadra, li guarda con disprezzo e dice loro: “vincete o perdete come mi fa comodo. A volte mi conviene che perdiate ed è così che andrà avanti”.

I giocatori sanno giocare molto bene, ma hanno anche un buon cuore. Quindi, come si suol dire, si ribellano. Si chiama resistenza e ribellione, ma nella loro lingua. E mandano al diavolo il proprietario della squadra, cioè il capo. Quindi creano la propria squadra di calcio. Si organizzano e fanno il loro stadio. Quella terra è divisa, così in mezzo nella “terra di nessuno” fanno il loro stadio e poi invitano chiunque voglia a giocare e allenarsi. Gli altri gruppi e collettivi che lottano li sostengono e sono ben organizzati. Non importa se sei cipriota, greco-cipriota, turco-cipriota o cipriotanonsoché. Non c’è alcun costo, è volontario ciò che ogni persona vuole dare. Quindi, come si suol dire, i soldi non sono ciò che conta. Quindi di tanto in tanto ci sono le partite e non ci sono divisioni di nazionalità, né religioni, né bandiere, c’è solo il calcio. Ed è come una festa.

In altre parole, come si suol dire, quei fratelli hanno infranto quei confini che i padroni e i proprietari avevano stabilito.

“È come se avessero fatto il loro caracol. Hanno un caracol di calcio! Ho detto loro che vediamo quando potremo fare una partita di calcio lì nella loro terra o qui nella terra di nessuno», dice il Subcomandante Insurgente Moisés, portavoce delle comunità zapatiste, capo dell’EZLN e coordinatore del Viaggio per la Vita.

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Bene. Saluti e che i giochi, come i tornei, non siano una competizione ma piuttosto pretesti per convivere tra diversi.

In fede.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

El Capitán

Messico, novembre 2023. 40, 30, 20, 10, 2 anni dopo.

Immagine incorporata

Musica: «Somos Sur», interpretada da Ana Tijoux e Shadia Mansour
Immagini della partita di calcio tra la squadra Ixchel-Ramona e le sorelle nemiche italiane giocata nella geografia che si chiama Roma, Italia, a novembre del 2021. Striscioni delle mobilitazione dei popoli zapatisti contro le guerre nel 2022. Tercios Compas. Copyleft novembre 2023

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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