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Palabra del Ejército Zapatista de Liberación Nacional

Ene202017

Quel che segue I: Prima e ora

Quel che segue I: Prima e ora

Subcomandante Insurgente Moisés

3 gennaio 2017

Buona notte a tutti e tutte. Anzitutto vogliamo dirvi che si farà tardi, perciò approfittatene per dormire o andarvene.

Bene, prima la compagna che ha parlato ha nominato il Vecchio Antonio, il nome stesso lo dice, Vecchio Antonio. Vale a dire che ormai è morto. I tempi cambiano.

Noi zapatiste e zapatisti vogliamo dirvi in verità, sul serio, che vogliamo imparare ciò che è la scienza per davvero, non ciò nel quale ha camminato il Vecchio Antonio, che è servito per quei tempi, il tempo passato che ora è cambiato perché la vita ora è diversa. E allora vi vogliamo raccontare come va con le compagne e i compagni che ora sono parte di commissioni di delegati, delegate, ciò che hanno affrontato, lungo tutto il tempo della loro lotta di resistenza e perciò il modo in cui hanno vissuto i loro papà, le loro mamme, e che se pure volessero applicarlo ormai non funziona. Come per esempio nella Selva Lacandona, quando seminano il mais, ormai sanno che se prima in 3 mesi c’era la pannocchia, ora la pannocchia spunta già prima. Negli Altos, dalle parti di Oventik, il caracol di Oventik, sapevano che in 6 mesi ci sarebbe stata la pannocchia, e ora in 5 mesi la pannocchia c’è già. Questo li mette in difficoltà perché prima sapevano quando seminare. Iniziano a farsi domande perché una volta conoscevano il vecchio metodo che utilizzava il Vecchio Antonio, certo che lo conoscevano, ma ora è cambiato. E com’è cambiato, e chi lo ha cambiato. Da lì nasce tutto questo. Perciò non stiamo inventando, come ha detto in questi giorni il Sup Galeano, perché il Vecchio Antonio sapeva quando era il tempo del freddo, e cercava la sua legna, il suo carbone, per essere preparato, ma ora non più.

Per cui abbiamo pensato chi ci avrebbe spiegato, e abbiamo sentito dire che ci sono scienziati, scienziate, e ci siamo chiesti che lavoro facciano: non sarà che ci possono aiutare? Perché dicono che sono coloro che studiano per poter spiegare, per poter capire, e poi per poter spiegare se qualcosa si può fare e che cosa. I nostri compagni e compagne hanno bisogno di queste cose, perché risulta che nel loro governarsi autonomamente durante 23 anni sono sorte molte necessità, altre necessità, e non si può procedere come faceva il Vecchio Antonio, che stava resistendo, sopravvivendo; ora, oggi, no: lo stanno costruendo i compagni e le compagne, e lo stanno mettendo in pratica. E al momento di mettere in pratica iniziano a scoprire ciò che manca loro.

Per esempio, solo per farvi capire quel che vi sto dicendo, nessuna delle compagne basi d’appoggio di 33 anni fa, che sono entrate nella lotta, si è mai sognata che sua figlia o figlio avrebbe saputo usare un apparecchio a ultrasuoni. Ma intanto ora sua figlia lo utilizza, perché ci sono varie compagne, specialmente loro, perché vogliono vedere come sta il bebé durante il processo di crescita; perciò se ne occupano di più le compagne.

E vi racconterò la necessità, la mancanza, perché fu una mancanza e allo stesso tempo un errore, uno sbaglio,  perché lo riconosciamo, perché le compagne, o un compagno, stanno riscattando la loro cultura buona, ma mettono da parte quel che è cattivo della loro cultura, no?

Dunque, ci sono promotori, o ci sono levatrici nei villaggi, e allora in un villaggio un compagno va dalla levatrice, e la levatrice controlla la sua compagna e dice loro: pare che siano gemelli, compagna. Così disse loro, e allora il compagno ne è molto contento, ma il compagno sa che nella clinica, nell’Ospedale Autonomo c’è l’apparecchio a ultrasuoni, e allora vuole assicurarsi se davvero sono gemelli, e allora vanno all’ospedale, fanno, diciamo, la fotografia, non so come si dice insomma, e il compagno parla prima alla compagna che sa usare l’apparecchio a ultrasuoni, e dice: la levatrice mi ha detto che pare siano gemelli, e allora io voglio sapere se è vero con la macchina che c’è, no? E allora controllano e fanno la foto, come ho detto, e allora la compagna dice: Sì, sono gemelli, e il compagno è ancora più contento. Bene.

A un certo punto, al momento in cui i gemelli dovevano nascere, se ne sono andati all’ospedale del governo perché la compagna non è potuta uscire in tempo per i troppi dolori, d’emergenza perciò sono andati in un ospedale del governo a Guadalupe Tepeyac, dove hanno pensato a loro e fatto il cesareo alla compagna. Fatto il cesareo, il compagno va a vedere i suoi due gemelli, no, e ne trova solo uno. Allora il compagno dice: no, è che io so che sono gemelli, e ha iniziato a litigare con il direttore o direttrice dell’ospedale. No, è che io so che sono gemelli. Me lo vogliono rubare.

Allora il direttore o direttrice dice: no, signore, no, zapatista, è solo uno. Ma perché stiamo qua a litigare, andiamo da tua moglie perché lei lo ha visto. E quindi il direttore o direttrice va dalla compagna, e il compagno pure, e le dice perché stai permettendo che i direttori dell’ospedale ci rubino i nostri figli? E la compagna dice: No, era soltanto uno.

Ma come? Se la compagna dell’apparecchio a ultrasuoni ci ha detto che sono gemelli di sicuro e pure la levatrice ci ha detto che sono gemelli di sicuro.

Stavano ormai per darsele, perché la compagna dice che è uno e il compagno dice che sono due perché cosi hanno detto la levatrice e la promotrice di salute e quelli dell’ospedale dicono loro che è uno e basta.

Arrivano al punto per cui bisogna tirare in mezzo la compagna che ha eseguito gli ultrasuoni nella clinica nell’ospedale zapatista. Arriva la compagna, e perciò ora si trovano quattro parti: il compagno, la compagna a cui hanno fatto il cesareo, e la compagna che ha fatto gli ultrasuoni, e i direttori dell’ospedale. E iniziano a discutere, e il dottore che l’ha seguita dice che dipende dalla maniera con cui hanno preso l’immagine agli ultrasuoni, e allora la compagna che aveva fatto il lavoro con gli ultrasuoni disse: in effetti l’abbiamo presa di lato. Allora il dottore dice: ecco com’è, è un riflesso per cui sembra ce ne siano due, perché la fotografia non è stata fatta come avrebbe dovuto, no? E a quel punto il compagno, il padre del bebé, inizia a comprendere che c’è stato un errore, uno sbaglio nel modo in cui si fa il lavoro da parte della promotrice zapatista, no?

Da ciò abbiamo dedotto che non possiamo dire no, questo è colpa del fottuto capitalismo, perché questa non è cosa del capitalismo, ma è della scienza che c’è stata mancanza, c’è stato un errore e non possiamo dire che non si sa, che lo hanno rubato quelli dell’ospedale perché è del malgoverno, non lo possiamo dire.

Riconosciamo che ci mancò qualcosa, che sbagliammo come zapatisti e non ha nulla a che vedere con l’essere autonomi, perché non per questo non possiamo sbagliare e non sbagliamo nella scienza.

E così ci sono molte altre cose, e il Vecchio Antonio non ha avuto l’opportunità di conoscerle perché ormai è morto, ma grazie al Vecchio Antonio che ha avuto resistenza, ribellione al fine di non essere ammazzati.

Per esempio, costui che vi sta parlando,che si chiama Moisés, questo Moisés è cambiato tre volte. Perché quel Moisés che stava nel suo villaggio, se avesse continuato a essere il Moisés del suo villaggio ora non starebbe parlando qui con voi, no? E come starebbe quel Moisés se fosse rimasto nel suo villaggio? Chissà. Neanche lui stesso lo sa.

Bene. Ma quel Moisés ormai è andato e quindi Moisés entra nell’organizzazione clandestina, e lì cambiò un’altra volta, ormai in clandestinità non è più lo stesso Moisés di quando stava nel suo villaggio. Poi Moisés esce allo scoperto; ha appreso, non ci ripetiamo ma ha appreso la scienza di quel che applicò nel ’94 e da qui a 23 anni dopo non è più lo stesso Moisés della clandestinità,ora è da 23 anni alla luce pubblica di ciò che ha fatto con le sue compagne e compagni, no?

E quindi il Moisés di ora, di oggi 3 gennaio 2017, vede ormai altre cose, questo Moisés, vede tante cose questo Moisés che non è più come vedeva prima, nei dieci anni di clandestinità, cambia, e insomma bisogna studiare scientificamente, con scienza, questo cambiamento che si è fatto, se è per fare qualcosa di buono per il popolo, per amare di più la vita insomma.

Ma allora, che faremo al renderci conto scientificamente che c’è una cosa che va male? Non vorremo limitarci a dire che è male e chiusa lì, no?

Ecco quel che succede ai nostri compagni e compagne, che si imbattono in queste necessità, hanno bisogno di questo, non per il bene di uno o una ma per migliaia e magari milioni che siamo qui in questo paese che si chiama Messico e forse può volare e andare in un altro mondo, no?

Perché oggi, 23 anni dopo, ci sono molte cose che i compagni stanno mettendo in pratica e si imbattono in questa necessità. Hanno bisogno di teoria e hanno bisogno di pratica. Noi indigeni andiamo molto sulla pratica, ovvero nella pratica ci convinciamo se ci fa sognare per ascoltare la teoria, perché altrimenti è puro bla bla bla, e allora inizia il sogno, ma se è nella pratica, i nostri occhi restano molto fissi perché stiamo vedendo come si fa, e se ci piace e capiamo che può risolvere molte necessità, allora sì che stiamo con gli occhi più svelti di quelli di un’aquila.

E quando andiamo sul pratico e vediamo che in effetti risolve le necessità, allora iniziamo a chiederci: e se lo faccio così cosa ne esce? E se lo faccio così cosa succederà? Non sarà che ci possono insegnare di più? Non sarà che ci possono spiegare meglio? Ed ecco che si ha bisogno della teoria, perché ci anima molto il fatto di aver visto che sta risolvendo delle necessità o dei problemi, da quando ci hanno mostrato la pratica.

Il problema che abbiamo è che a volte ci costa molto fornire la teoria, ma facciamo la pratica. Forse si può vedere questo, come immagine della pratica, per esempio, si può vedere quel che ora vi reciterò perché praticamente mi hanno obbligato i nostri compagni e compagne a tenerlo a mente, insomma.

Hanno il loro governo autonomo le donne e gli uomini, e ci sono lotte e lotte perché siano metà e metà: se la Giunta del Buon Governo sono 40 membri, 20 donne e 20 uomini; se sono 20 membri i Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti, 10 donne e 10 uomini, e così via. E allora fanno il loro lavoro con ciò che hanno capito dei 7 Principi del Comandare Obbedendo. Fanno propria, così, la parola Democrazia che è il fatto che il popolo è chi comanda e il governo chi obbedisce. Le proprie leggi, le discutono donne e uomini, hanno già l’educazione di come pensare ciò che devono apprendere i bambini e le bambine, o ciò che devono apprendere i promotori di educazione, a seconda delle necessità dei loro villaggi. Nel caso della primaria, o del primo livello come dicono in altri Caracoles, i compagni e le compagne, insomma i papà e le mamme, dicono che ciò che vogliono è che i loro figli imparino bene a leggere, che sappiano scrivere come si scrive papino o mammina, eh. E da lì poi hanno visto che i giovani alla fine hanno imparato un fottio di roba. Allo stesso modo, come vi ho già detto, nell’area della salute, anche lì ci sono varie cose, cioè, nella salute autonoma ci sono varie aree di lavoro, ad esempio vanno avanti con le piante medicinali, lì hanno identificato varie necessità, perché loro vogliono sapere; dicono per esempio, quando la pianta è verde, o la buccia o la radice, quante sostanze ha? E quando si secca, si conserva o non si conserva, perde o non perde le sue sostanze? Ma ecco dove noi non ce la facciamo, perché ecco che c’è bisogno della scienza e dello studio in laboratorio, e molte altre cose così, insomma.

Hanno ormai le loro radio comunitarie, e magari si bruciano i pezzi dell’apparato, e vogliono sapere come si risolve, o altre comunità vogliono ascoltare, e che arrivi il segnale, e ciò che stanno producendo, emettendo, ma il segnale non arriva. E allora, chi parla in radio si chiede, non ci sarà un modo di dare più forza al segnale, perché arrivi più lontano? E tutto questo non lo avrebbero mai sognato i loro papà e le loro mamme, non lo avrebbe mai pensato Moisés quando stava in clandestinità. Le cose sono cambiate, e ora questi giovani, perché stiamo lavorando con i compagni, ci dicono c’è questo, c’è quest’altro, e quest’altro, e allora come fa Moisés a dirgli, come faccio a comandare? Statti zitto, vattene a lavorare, vai a vedere la tua milpa, vai a… no? Ma si capisce la necessità, perciò sto dicendo che Moisés non è lo stesso di quando era in clandestinità, ora che in questi 23 anni è stato con i villaggi e con il loro governo autonomo.

Ebbene, ciò di cui stiamo e stavamo parlando più di un anno fa, su ciò che è l’idra capitalista, il mostro, noi con i nostri compagni e compagne nei villaggi lo stiamo vedendo sul serio, come è iniziato a sorgere ciò che abbiamo menzionato, l’idra, e allora i compagni e le compagne dei villaggi dicono il modo con cui resisteremo, e cioè che dobbiamo avere alimenti e medicine per poter  affrontare tutto ciò. Ed ecco dove iniziano a pensare seriamente su come fare con la terra che non dà più, e parlano del boro, del magnesio, dello zolfo, del molibato.. molibaleno, o qualcosa del genere, o zinco, o il pH, ma sanno solo che ciò che dicono è per aiutare la terra, ma come faccio a saperlo solo prendendo un pezzo di terra lì, come faccio a sapere ciò di cui necessita? No? E allora i compagni si chiedono: senti, ma allora chi sono quelli che studiano questo, chi sono a dire questo? Ovvero, da varie parti inizia a venire fuori la necessità, la domanda di voler imparare, di come si fa ad aiutare la terra senza far danni, no?

Ecco, questo è ciò che cercano e di cui hanno bisogno, tra le altre cose, i compagni. Prima di ciò, prima che si sviluppassero di più tali necessità, c’erano altri compagni che vedevano venir fuori altre domande su come costruire l’autonomia, no? Per esempio, un gruppo di compagni vedono che si sta sprecando molta benzina per generare luce nel caracol, e iniziano a immaginare, allora: perché la benzina fa girare il motore e ciò fa sì che si produca la luce, l’energia? Allora, dicono, non si tratta che di una cosa, del fatto che il motore deve girare, e allora, dicono, se è così, perché non lo adattiamo, cerchiamo il modo di adattarlo, il motore? Con il torchio dell’acqua, cioè dove macerano la canna da zucchero, poi con un canale d’acqua e poi, ha le sue ruote con i suoi cassoni dove arriva l’acqua, e lo fa girare: allora troviamo un modo di adattare il motore, ossia il generatore. E lo hanno fatto, ma è stato troppo lento, e non sono potuti passare a quello perché non sono riusciti a moltiplicarlo, insomma, non so come si dice. Allora, dove sono quelli che hanno la scienza per farlo? Perché lì non c’è più bisogno di petrolio per fare benzina o per il gas, per gli oli, ma è la natura stessa ciò di cui si approfitta. E poi i pezzi del motore sono ferri, plastiche, e tutte queste cose.

Le compagne e i compagni hanno molta voglia di imparare nuove cose. Perché ora non è più come prima, come ai tempi del Vecchio Antonio, perché i giovani cercano chi insegni loro queste cose. Non si lasciano convincere se non ottengono una risposta convincente, non restano contenti, e peggio ancora se gli si dicono altre cose. Per esempio, quando è finita l’escuelita nel 2013-14, in un’Assemblea si fece una valutazione e allora venne fuori che alcuni alunni avevano detto, che bello che siete indigeni, che non bisogna mai perdere il fatto di essere indigeni, ma che ormai non sono veri indigeni, perché hanno le scarpe: toglietevi le scarpe, dovete toccare il suolo con la pelle, con il cuoio dei piedi, così continuerete a essere indigeni. In Assemblea dissero che chi aveva detto questo doveva essere chiamato, e quando è il tempo della pioggia, e c’è tanto fango che a volte sprofondano i piedi fino a 50 o 80 centimetri e non ti accorgi che c’è un vetro, o ci sono pietre affilate o stecchi, vediamo, come cammini lì? E poi dicono, noi lavoriamo in montagna, e dovremmo chiedere a chi ci lavora di togliersi i vestiti e lavorare nudo? Vediamo se gli sta bene.

Io ve lo sto raccontando perché ormai non si lasciano fare, ormai no, se capiscono bene quel che si dice e non gli risolve le necessità, semplicemente dicono: vediamo, fallo prima tu e io poi vedo.

Perciò tutto questo vuol dire, fratelli, compagni, compagne,sorelle, come già qui hanno detto, e state vedendo, che è un casino, e c’è molto lavoro. Per prima cosa, cosa bisogna fare, tra voi che studiate la scienza dello scientifico… cosa bisogna fare? E ancora di più ora, che le compagne e i compagni hanno domande a cui bisogna rispondere, ora sì, scientificamente. Vogliono imparare, cioè, vogliono la pratica, il lavoro, perché solo così i compagni e le compagne sentiranno che gli si sta insegnando nella pratica come possibilmente si potrebbero risolvere le necessità che si presentano, o ciò di cui si ha bisogno; nient’altro che questo, bisogna stare attenti che non sia un bugiardo inganno, perché non è questo che si vuole. Vogliono vedere i risultati di ciò che si dice, insomma.

Perciò, in base a ciò che stiamo ascoltando qui, anche se bisogna ancora terminare, vediamo e sentiamo che con questa pratica che stiamo facendo qui ora, ora sì che si capisce perché stiamo facendo un doppio sforzo, no? Perché, per esempio, ho ascoltato qui, che quando partecipate come scienziate, parlate tra di voi come scienziati. E poi, i partecipanti cercano di parlare con le e i delegati, ma voi là state ascoltando e magari vorreste dibattere su ciò che sta dicendo la partecipante o il partecipante, e allora abbiamo una necessità. E allora vediamo che forse conviene che facciamo un altro incontro come dice la compagna, stavolta da scienziati a scienziati, scienziate a scienziate, ossia che parliate, e vogliamo vedere come discutete, vogliamo sentire, in fin dei conti, come arrivate a un accordo come fanno le comunità. Nelle comunità, nei villaggi, si prendono, ma alla fin fine dicono, senti, lasciamoci stare perché ormai abbiamo un accordo, ecco ciò che fanno. E allora vogliamo apprendere, altrimenti quando mai apprenderemo a essere scientifici, scientifiche.

Della scienza, credo che sia qualcosa di scienza ciò di cui vi abbiamo parlato, perché qui c’è un piccolo nuovo sistema di governo che hanno i compagni, piccolino, ma ecco dove stanno applicandola, la scienza, i compagni, ed ecco cosa ci ha obbligato a questa cosa piccolina che stanno facendo i compagni e le compagne: se noi ci stiamo parlando ora, è grazie a questa scienza di governarsi da sé, dei compagni.

E allora, non so come la vedete voi, forse è troppo presto per dire se per dicembre faremo questo incontro, per vedere come fate il dibattito, e come tra voi esce un accordo su che fare e come farlo, se a parte, per collettivo o per individuo, secondo come fate, per trovare un accordo per farvi venire; andate nel Caracol, mettete lì vostro laboratorio, ma non chiedete il laboratorio a noi, che a parte l’ascia e il machete e il… non abbiamo un laboratorio, insomma, ma se lo portate voi è benvenuto. Sicuramente non mancherà il pozol, aspro, ma c’è, i fagioli o la verdura, e non mancheranno alunne e alunni; perché hanno voglia di imparare, e soprattutto la pratica, come vi ho detto.

E quindi ecco il problema che vi abbiamo presentato, cioè come si possono aiutare i compagni che hanno bisogno, non solo su questo, sulla medicina, sulla terra, ma su molte altre cose, che vedrete quando verrete, quando andrete insomma, nel Caracol, nei Caracoles, lì vedrete come si può fare questo e poi l’altro e l’altro ancora, lì lo vedrete, il fatto è che non sono un tecnico, non sono ingegnere, serve uno scienziato per le tante cose di cui hanno bisogno i compagni, insomma.

Perciò avete alcuni mesi per pensarci e mandarci le vostre parole, i vostri pensieri e i vostri piani perché si vedano i frutti di ciò che stiamo facendo, e che ci mettiamo d’accordo perché vediate se per dicembre può esserci l’incontro, tra di voi, e vediamo dove o magari chiediamo al compagno qui, il Doc, se farlo qui o come, insomma ci pensiamo. Ecco ciò di cui volevamo parlarvi, compagni, fratelli e sorelle. Molte grazie.

 

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

 

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