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Palabra del Ejército Zapatista de Liberación Nacional

Mar082015

In Bacheca Il Concierge.

In Bacheca
Il Concierge.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

Marzo 2015

Alba nella realtà.

Proprio qui, come al solito: guardare e ascoltare. La fessura nel muro è appena visibile dall’esterno. Dalla parte nostra si espande con la tenacia.

Nelle aule e nelle capanne delle migliaia di famiglie zapatiste che hanno accolto, ospitato, nutrito e si sono prese cura di otroas, uomini, donne e bambini dei 5 continenti, ancora riecheggiano le valutazioni espresse dai maestr@ e votanes dopo che ve ne siete andati.

Alcune valutazioni sono state dure, è vero, ma probabilmente non importano a chi sosteneva di essere stato toccato dall’esperienza e poi ha proseguito con la sua vita come se nulla fosse, evitando di guardarsi allo specchio o modificando lo sguardo a proprio capriccio. Nonostante questo, secondo quello che ho sentito, ci sono stati alcuni, pochi, che sono stati valutati “abbastanza bene.”

“Abbastanza bene”, è come le/i compagni definiscono qualcosa che va bene ma senza esagerare. “Come stai? Abbastanza bene”, così ci salutiamo.

Intanto il tempo procede, proprio come noi, senza clamore, così, come le ombre…

Ed il compa Galeano, che illuminava con le sue parole queste aule, case, scuole, ora cadute e silenziose, assassinato.

Poi è arrivato l’abbraccio collettivo e sincero dei nostri compagni della Sexta.

I colori distinti e differenti che ci hanno aiutato a dipingere la morte in un altro modo, la notte frizzante, la pioggia che scende, mentre un gatto-cane ulula-miagola invitando la luce ad alleviare l’ombra.

E noi, a prenderci gioco della morte, ad ingannarla con carte segnate, con nomi.

Qui, la morte perde. Come centinaia di anni fa, come sempre.

No, non come sempre. Ora col compa fatto numero 6, unendosi contro la fottuta morte.

Ed il 6, travolgente nella sua ostinazione senza precedenti: non siete soli, basta, non più, mai più.

E poi, tornare a costruire quanto è stato distrutto.

E poi arrivano i popoli maestri, originari, e ci nutrono con le loro parole, le loro sofferenze, le loro ribellioni, le loro resistenze.

Nel nord la tribù yaqui è di nuovo aggredita e la dignità imprigionata, come se dietro le sbarre si potesse rinchiudere la terra.

Ed il sistema, il fottuto sistema capitalista che dipinge di orrore la storia. Come fa sempre.

Ma abbiamo imparato presto che “Ayotzinapa” non vuol dire solo terrore, e che l’ingiustizia ha molti nomi in molti tempi in tutte le geografie.

“Ayotzinapa” significa anche la dignità più semplice, cioè, la più potente. I famigliari dei 46 che rifiutano di bersi le menzogne, rifiutano le tangenti, resistono all’oblio che, minaccioso, morde ad ogni giro di calendario.

La dignità che fa girare la ruota della nostra storia. Quella che non merita biografie, studi, riconoscimenti, omaggi, musei. La dignità del basso, così anacronistica per chi sta sopra. Così incomprensibile. Così persistente. Tanto minacciata.

E guardandoli, ci guardiamo. Ed ascoltandoli, ci ascoltiamo. E sono sincere le parole delle nostre cape e capi quando li hanno abbracciati dicendo “il vostro dolore è il nostro dolore, è nostra anche la vostra degna rabbia”.

E quando la resistenza e la ribellione sono convocate in calendario e geografia, noi siamo appena dietro di loro, senza clamore, facendo in modo che siano le famiglie a salire sul palco, che alimentino altri cuori con il loro dolore, che i loro cuori crescano ascoltando altre parole. Siamo appena dietro di loro, sì, con un quaderno ed una penna. A guardare, ascoltare, conoscere, ammirare.

E là sopra le gare del “marciadromo”, la disputa per il palco, le reti sociali, i vetri rotti, le buone e le cattive maniere, la mobilitazione trasformata in una pagina di costume; e qui sotto il silenzioso ponte di sguardi.

Là sopra a fare calcoli di quanto si può vincere con il movimento; e qui sotto a chiedere “dov’è la verità?”, “a quando la giustizia?”.

Là sopra la presunta radicalità che promette di guidare la nuova R-I-V-O-L-U-Z-I-O-N-E (che in realtà è molto vecchia), che programma attività alle quali non parteciperà (l’assalto al palazzo d’inverno non si fa in periodo di vacanza) ed i famigliari soli, assiderati di freddo e di rabbia.

E sotto una mano anonima che lascia qualcosa per il freddo, la pioggia, la rabbia. Un caffè caldo, pane per placare lo stomaco, un telo di plastica per la pioggia, qualcosa per i piedi bagnati. Ed un sussurro che dice “quando tutti se ne andranno, non resterà nessuno”.

Là fuori e sopra le coscienze belle denunciano il cattivo comportamento. Le prefetture disciplinari installate nei media e reti sociali. La polizia senza uniforme ma con tribuna e seguaci (si dice “followers”).

Là sopra il Potere con i suoi usi e costumi: le penne mercenarie, le calunnie, le bugie, l’assoggettamento mediatico e giudiziario. La morte moltiplicata: si ammazza la vita, si ammazza la memoria, si ammazza la verità, si ammazza la giustizia: “la colpa è dei padri che li hanno fatti studiare invece di mandarli a lavorare”.

Là sopra i modi della moda attuale: le elezioni, le candidature, le “opzioni”. E il denominatore comune: il profondo disprezzo per la ragione, la gente, la storia, la realtà.

Là sopra sanno di non sapere quello che bisogna sapere: che la catastrofe avanza. Ma credono che se non la nominano, sparirà. Parlano del tempo, della macchina mediatica, degli aggiustamenti interni, della stagione elettorale, della registrazione, del credito, degli investimenti stranieri, della Spagna, della Grecia. Tutto si sistemerà, non vi preoccupate. Inoltre, se rivelassero la tempesta, rivelerebbero anche la loro responsabilità… e la loro inutilità.

Ma, no.

In una lettera al fratello riluttante, qualcuno si lascia scappare: “qui pensiamo che tutto peggiorerà per tutti e dappertutto”.

-*-

Mentre qui in basso, nella realtà si conosce la verità. Non c’è giustizia.

Con attenzione, in modo da non spezzare la memoria, ad un lato si sistema quanto è stato distrutto. Non per dimenticare, ma per costruirci sopra un altro edificio. “Un altro migliore” dicono qui.

L’andare e venire di persone e materiali, la pioggia ed il sole, il freddo ed il caldo, la fame, la stanchezza, la malattia.

E poi il putiferio quando arriva l’annuncio “copritevi che scattiamo qualche foto affinché là fuori sappiano che qui siamo di parola”.

E quello che non aveva né paliacate né passamontagna che si mette in testa la t-shirt con solo uno spiraglio per gli occhi. E qualcuno che scherza: “porca puttana, perfino qui ci sono gli infiltrati”.

E ridono. Ma non si vede che ridono. Li sento ridere, ma la foto non ha l’audio e si vede solo che hanno il volto coperto, la pala, il martello, la sega, la carriola, il miscelatore, e dietro lo scheletro di una casa o di una balena, vai a sapere.

Più tardi l’edificio ha già i suoi buchi, ma non è molto chiaro e qualcuno deve spiegare “questo buco è una porta, questo sarà una finestra”.

Ma quello per cui davvero si soffre e si suda sono i conti. “Perché l’informazione deve essere precisa, che non si pensi che i soldi vadano in alcool e stronzate”. E i conti non tornano, così bisogna rifarli e far quadrare le entrate e le uscite e poi quello che resta.

Ed i contras della fottuta CIOAC-Storica e Assassina che mandano le loro spie. Ma la delusione: “non si stancano” dicono; “hanno già tirato su le pareti”, ripetono; “stanno già facendo il secondo piano”, si scandalizzano; “Non si fermano”, dicono rassegnati.

E poi vedo che non è più lo scheletro di una casa né di una balena. Si vedono chiaramente i suoi occhi, le sue bocche, le sue porte, le sue finestre.

E poi dipingono i murales. Qualcuno dice “sarebbe bello se i cavalli fossero così”. E ridono. Perfino la Selena ride, che tra poco si sposerà.

Mi avvicino per vedere che cos’è tutto questo chiasso. Stanno fissando una data per l’inaugurazione. Si fanno seri perché il lavoro non sarà concluso nella data di cui si è discusso. E poi ridono ancora.

Poi, come al solito, piove mentre si balla, dopo l’inaugurazione. E nonostante il fango continuano a ballare. Perché alla Realidad non si fa festa perché c’è una scuola ed una clinica, ma perché ci sono compagni nella realtà. Il ballo è il motivo per cui il terreno è pianeggiante.

Da un’altra parte c’è una riunione.

Ed ho sentito chiaramente cosa hanno detto le capi ed i capi: “siamo d’accordo”.

E chiamano il concierge, che sono io. E mi chiedono il resoconto di quanto visto e sentito.

Io dico: “beh, non sempre si riesce a sentire tutto o vedere tutto bene, dipende”. Silenzio. Sanno che questa non è ancora la risposta, questo è il nostro modi di esprimerci, ci giriamo intorno fino a che arriviamo al punto.

Quindi, gira che ti rigira, lo dico. Non molto, non poco. Il necessario.

Ascoltano in silenzio. Poi parlano. Uno dice: “questo è davvero quello che vediamo da dove vengo”. “Lo stesso qui”, dice un’altra. Altri assentono. Altre parole.

In realtà non hanno chiesto per sapere, ma per confermare.

Uscendo, qualcuno mi ferma e mi dice: “questo è quello che succede da 500 anni. Ma quello che dobbiamo imparare è la fottuta algebra”.

La riunione prosegue.

Io al freddo. A lanciare moccoli, ma facendo attenzione a non farmi sentire. Soprattutto dal gatto-cane. Quando mi accorgo che è lì, è troppo tardi. Ma la storia che mi racconta dovrà aspettare, perché ora la direzione sta mettendo calendari e geografie nella sue parole.

E’ l’alba quando arriva il SubMoy che mi consegna un foglio.

“Tutto in una volta?”, chiedo.

“Sì”, dice, ed aggiunge: “e scrivi che poi seguiranno altre informazioni. Questo perché chi è coinvolto cominci a farsi un’idea”.

Poi mi dà dei pennelli. Sto per chiedergli, terrorizzato, se è con questi che devo spazzare, quando mi dice: “sono per la crepa nel muro”.

Dopo un attimo chiedo “e la pittura?”.

“Oh“, dice il SupMoy già sull’uscio della capanna, “la vernice la porteranno i visitatori”.

Quindi sono andato alla bacheca degli avvisi ed ho scritto tutto d’un fiato. Ecco fatto.

(…)

Oh! Voi non potete vedere la nostra bacheca. Ok, ok, ok, eccola qui. Dice:

AVVISO ALLA SEXTA.., va bene, ok, ok, ok, A TUTT@:

Appuntatelo sui vostri calendari e guardatelo nelle vostre geografie:

– Parole varie sul pensiero critico, iniziando con la relazione sulla conclusione e inaugurazione della Scuola-Cinica alla Realidad zapatista. Data: a partire dal 5 marzo 2015, anniversario della scomparsa del compagno Luis Villoro Toranzo. Luogo: ovunque siate.

– Omaggio che era stato sospeso al compa Luis Villoro Toranzo ed Omaggio al compa Galeano nel primo anniversario della sua morte. Data: 2 maggio 2015. Luogo: Caracol di Oventik. Invitati speciali: famigliari di don Luis Villoro Toranzo, famigliari Degli assenti di Ayotzinapa, e la Sexta.

– Inizio del Seminario “Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista”. Data: dal 3 al 9 maggio 2015. Luogo: inizio nel Caracol di Oventik e proseguimento al CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas. Participano: famigliari Degli assenti di Ayotzinapa, teste pensanti critiche nazionali e internazionali, e l’EZLN. Invitata speciale: la Sexta.

– Da Luglio a Dicembre 2015. Seminario Mondiale decentralizzato, diverso, simultaneo, selettivo, di massa, eccetera: “Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista”. Luogo: Pianeta Terra. Partecipano: La Sexta ed altr@.

– Escuelita Secondo Livello (solo per chi ha passato il primo grado). Data: 31 luglio, 1 e 2 agosto 2015. Luogo: sarà definito in seguito. Partecipanti: solo chi riceverà l’invito al secondo livello e superi l’esame di ammissione. Seguiranno ulteriori informazioni.

– Festa dei Caracol: Data: 8 e 9 agosto 2015. Luogo: i 5 caracol zapatisti.

– Escuelita Terzo Livello (solo per chi ha passato il secondo grado). Data: Novembre-Dicembre 2015. Date: da precisare. Luogo: da precisare.

Ecco qua. E come diciamo da queste parti: “seguiranno ulteriori informazioni”.

Da questa parte della crepa nel muro della scuola.
SupGaleano
Concierge fino a nuovo ordine.
Messico, marzo 2015

SEZIONE “DEL QUADERNO DI APPUNTI DEL GATTO-CANE”:

– Ha ragione il sicario patentato, Mario Fabio Beltrones Rivera, quando dice che (la candidatura di) “Carmen Salinas non impoverisce la classe politica”. Vero, la sintetizza meglio di qualsiasi altra analisi: Carmen Salinas è la rappresentazione vivente dello stile di tutta la classe politica messicana.

– Le differenze tra le proposte dei diversi partiti politici equivalgono a quelle che ci sono tra la pomata di grasso di tigre e l’aromaterapia. Sono ugualmente inutili, ma una è progressista e dà maggior prestigio intellettuale. Perfino nell’esoterismo esistono le classi, mio caro.

(continua…)

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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