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Palabra del Ejército Zapatista de Liberación Nacional

Ago062005

1a. Reunión preparatoria / Palabra del EZLN (Traduzione italiano)

Subcomandante Insurgente Marcos, dell’ EZLN
6 agosto 2005
Zona Selva Tseltal

Bene compagni, compagne – chiedo per favore ai ragazzi della stampa che lascino passare – se c’è qualcuno che vuol parlare, naturalmente, siamo disposti ad ascoltarlo; ma siccome l’accordo che avevamo fatto nell’invito è che avremmo lavorato oggi e che domani avreste potuto andarvene, per coloro che vogliono rimanere, va bene… continuiamo a parlare su tutto ciò che volete.

Vogliamo fare una specie di riassunto della nostra posizione e chiedere alle organizzazioni politiche – anche se, come qualcuno ha chiarito, non siete formalmente un’organizzazione politica – l’inizio di relazioni bilaterali. Questo lo faremo in riunioni a parte e la nostra proposta è che ciò sia indipendente dall’altra campagna.

Ci sono varie domande che sono state fatte qui, di nuovo sul problema della congiuntura elettorale e su alcuni altri movimenti.

Noi terremo fede alla nostra parola, compagni e compagne. Abbiamo detto che a partir da ora e durante tutte le riunioni che ci saranno – ne mancano ancora 5
– qualsiasi invito rivolto all’EZLN non deve essere solo più rivolto all’EZLN, ma al movimento che sta nascendo intorno alla sesta.

Questa è la nostra risposta all’invito al terzo dialogo nazionale, alla Promotora o alla partecipazione nel fronte o a dibattiti con il PRD o con chi volete, con il PAN o con il PRI, con chi si voglia… Ossia quando finiranno tutte queste riunioni, rimarrà un gruppo di organizzazioni e di persone insieme all’EZLN e allora insieme a loro decideremo la partecipazione, non più solo come EZLN.
Credo che alcuni si aggiungeranno ancora, però per ora questo è l’impegno che abbiamo preso: dopo queste riunioni non parleremo più come EZLN per ciò che riguarda la sesta.

A proposito della congiuntura elettorale, vogliamo insistere ad essere onesti con voi. Siamo contro tutta la classe politica: contro il PRI, contro il PAN e contro il PRD, per tutto quello che ci hanno fatto.
Ciononostante non ci rifiutiamo di discutere – ciò che non vogliamo è ingannarvi o darvi la speranza che riuscirete a convincerci – del fatto che López Obrador
– pardon non volevo più pronunciare il suo nome:
l’innominabile, l’innominabile (perché sennò dicono che la destra mi usa per combatterlo) – e il partito che rappresenta, è buono, perché non lo è. Ma siamo disposti ad ascoltare che la sua candidatura aprirà una grande opportunità… ma scusateci, questa non è una condizione per essere qui, l’essere contro di lui o di nessuno…

Quello che invece dev’essere chiaro è che non possiamo agganciare l’altra campagna con la campagna elettorale. Su questo dobbiamo essere chiari, non siamo d’accordo; ma nelle riunioni preparatorie, nella discussione, possiamo discutere di tutto quello che volete… in questo senso non siamo disposti a riunirci con gente di quel partito. Sì, possiamo discutere, ma non aprire ad una presunta interpretazione che… forse si sta arrivando ad un accordo, perché non arriveremo a nessun accordo con loro, con coloro che hanno costruito una relazione di disprezzo con noi e che la pagheranno, ve lo assicuriamo, ve lo promettiamo e lo compiremo.

Quindi, tutte le proposte che sono state fatte qui riguardo a López Obrador, le analizzeremo e le discuteremo, ma all’ora dell’altra campagna non confondetevi, non dite: “no, è che quello stronzo di Marcos, ci dice che discuteremo sulla faccenda di López Obrador ed al momento di parlarne gli si lancia contro”. No, dev’essere chiaro, andiamo da tutti e non è vero che siamo solo contro il PRD e l’altra geometria è stata chiara contro il PRI e il PAN, contro l’indistruttibile abbiamo sottolineato argomenti e non abbiamo marcato di più quel lato…

Inoltre, per essere quello di sempre, quando Salinas era nel suo punto più alto, gli è successo quello che gli è successo, quando Fox si trovava nel suo punto più alto, gli è successo quello che gli è successo, e quando l’innominabile stava nel suo punto più alto, gli è successo quello che gli è successo. È il nostro modo di fare i guastafeste, o i muli, non so come dirlo in un altro modo.

Ma ciò su cui vogliamo insistere è che l’altra campagna non ha questo obiettivo, per questo dice chiaramente che dobbiamo essere capaci di guardare oltre al processo elettorale. Dobbiamo occuparcene, ma dobbiamo guardare oltre. Quindi in questo senso tutte le organizzazioni politiche che vogliono discutere su qualsiasi cosa, va bene… purché siano d’accordo con quanto dice la sesta dichiarazione. Vogliamo camminare con voi, faremo lo sforzo e credo che ci riusciremo, ad essere bravi alunni vostri… Così come abbiamo portato il pinguino, perché possiate vedere come sta, che cammina come se fosse brillo, così cammineremo noi…

22 anni fa siamo arrivati qui e non sapevamo e abbiamo incominciato ad imparare… crediamo di poter imparare da voi… alcuni di voi sono insegnanti nei centri di studi superiori… siamo disponibili ad imparare da voi, ad ascoltare e a parlare con gli operai, con i contadini, con gli studenti, con la gente di città, con tutti coloro che genericamente sono definiti i lavoratori della campagna e della città.

Questo è l’obiettivo dell’altra campagna, non di definire una avanguardia rivoluzionaria, neanche di definire chi è il buono o chi è il cattivo… ma costruire con questa campagna un’opzione di sinistra e costruirci come nuovi alunni di questo processo…
Cercheremo di stare attenti, di prendere appunti su tutto quello che ci state insegnando e di imparare insieme a voi.

Inoltre vi ricordo che non ci siete solo voi, cioè le organizzazioni politiche, ma ci sono organizzazioni indigene, organizzazioni sociali, organizzazioni non governative, artistiche e persone a livello individuale.

E voglio dire alla compagna di Todos Somos Presos che troverà in noi un ascolto rispettoso, perché è successo anche a noi tutto quello che sta succedendo a lei ed ai fratelli di Guadalajara, di Jalisco, ai fratelli di Puebla… che troveranno in noi quanto hanno trovarono dal 1994 e, come vi ho detto all’inizio, l’EZLN continua a promuovere l’apparizione di nuovi soggetti, di nuove forme organizzative e di nuovi spazi di partecipazione.

Ma questo non significa che noi non vi riconosciamo, perché alcuni compagni qui hanno raccontato la loro traiettoria, però molti no, ma noi sì la conosciamo…
Queste organizzazioni di sinistra, alle quali qualcuno dice ‘no, perchè non ci rappresentano’, hanno una storia di lotta molto dura, compagni e compagne:
carceri, spari, persecuzioni, campagne di discredito… forse i giovani non ne hanno l’idea, ma noi sì… ne teniamo conto. Ed è in quei momenti nei quali tutto diventa confuso, tutto diventa conveniente, che questi compagni e compagne di quelle organizzazioni politiche si sono trincerati, con convinzione e, anche se non portano le armi, sono stati disposti in ogni momento a morire per quei ideali.

Avete come tutti noi – noi per primi – errori, posizioni che forse sono sbagliate ecc… però così come noi rispettiamo i giovani e le donne che stanno creando nuove realtà, allo stesso modo si devono rispettare questi lottatori sociali che hanno già i capelli bianchi e portano sul corpo le cicatrici di sconfitte e disinganni, ma continuano lo stesso a fare quello che credono… e crediamo sinceramente che impareremo da loro, così come impariamo da voi… e non ha niente a che vedere con l’età, anche se siete molto giovani…

Stiamo imparando da tutti e questo cambiamento che la sesta dichiarazione sta facendo non passa solo dal riconoscimento di questa gente che già da molto tempo è presente in una lotta, nella quale noi siamo appena arrivati, ma anche il riconoscimento del fatto che non siamo l’avanguardia né vogliamo esserlo… ed insistere che quanto di buono succederà qui, dovrà essere il prodotto di molte forze e così come voi sperate che loro imparino a considerarvi come giovani, come donne, come omosessuali, lesbiche, nelle lotte che sono nuove, che sono vecchie, e che però iniziano ora a sorgere… anche noi speriamo che voi impariate a capire la loro storia e il loro processo di lotta, perché non sono arrivati qui nel ’94, ma è gente che molto prima, nei grandi scioperi degli anni ’70 ed ’80 hanno suscitato grandi movimenti ed hanno fatto di tutto…

Noi vi guardiamo con ammirazione e con rispetto perché diciamo “a noi succede la stessa cosa”, ma poi abbiamo le armi per difenderci… Quella gente invece non aveva niente altro che la parola, l’organizzazione ed una convinzione ferma di voler cambiare questo paese, per la gente sfottuta da sempre… ed ora si arriva con la discussione se lo stato o se no lo stato, se l’alleanza, sulle caratteristiche e tutto questo… Io sono sicuro che insieme a loro impareremo ad ascoltare le nuove realtà, quelle che hanno proposto i compagni di Puebla, i compagni di Jalisco, la compagna di Oaxaca ed altri che verranno ancora.

Per questo l’invito che vi sto facendo è per tutti i compagni e le compagne e le organizzazioni, che non hanno più dubbi e che vogliono aderire alla sesta.
Dopo tutti i chiarimenti che abbiamo dato: inviate regolarmente delegati a queste riunioni, decidete nelle vostre organizzazioni – non so come siate organizzati – chi si incaricherà di questo lavoro.
Così come l’EZLN ha nominato una commissione per questo, di modo che quando finiscano tutte queste riunione lavoreremo in modo uguale e decideremo insieme, se andiamo al dialogo nazionale, se andiamo alla promotora, se andiamo a discutere con Creel o con Marta Sahagún, con chiunque sia, ma questo lo decideremo tutti insieme, perché si presume che stiamo decidendo tutti insieme…

Questo è ciò che offriamo e lo compiremo: per questo a qualsiasi invito che ci arrivi a livello personale diremo di no, che si deve convincere gli altri, tutti… se tutti dicono andiamo, andremo… ma ora più nessuno si ingannerà su quello che pensa l’EZLN dei partiti politici, perché l’ha già detto chiaramente quel compagno del Chiapas che dice, “che voglio dire ai compagni”, che bisogna discutere, ma intanto sentite che la salvezza di questo paese o il suo riscatto o la sua ricostruzione sta da questa parte dove c’è il cuore.. e quindi lavoriamo insieme.

Lo stesso ci succederà con i movimenti sociali, noi possiamo pensare che è male o bene che negozino, ma nel momento che offriamo loro il rispetto, li dobbiamo rispettare… e se noi diciamo di voler rispettare un movimento sociale, lo rispettiamo e lo appoggiamo come quello di San Salvador Atenco o come quello dei compagni dell’IMSS. Noi rispettiamo il loro processo… e qualcuno dice che qui facciamo bene, oppure che qui non l’azzecchiamo, con questo negoziamo, con quelli ci alleiamo e con questi no…
ma, attenzione, non è la loro politica quotidiana né le loro tattiche di lotta ciò che ci sta unendo, ma il loro pensiero e il loro cuore.

La compagna che ha chiesto appoggio per la difesa del popolo di Calco – noi non sapevamo che rispondere perché diceva “il Fronte Zapatista ci appoggerà” e noi abbiamo detto perché là ci sono quelli del Fronte Zapatista, là dietro… ma compagna, come Esercito Zapatista ti chiediamo di tornare e di dire ai tuoi compagni che l’EZLN li appoggerà, dì loro: l’Esercito Zapatista vi appoggerà – questo mi hanno detto davanti a tutti ed agli altri movimenti.

E voi vedrete fino a dove volete arrivate.. noi vi diciamo che quello che vogliamo imparare è come vi siete organizzati per lottare e che cosa sta succedendo e che vogliamo imparare da quelli di San Salvador Atenco e dai compagni dell’UNAM del CGH e dai compagni operai e dai quartieri popolari delle organizzazioni che sono qui.

So che gira l’idea, perché la maggioranza di quelli che sono qui, sono vecchie volpi della politica, della politica di sinistra, che ci sia… una intenzione perversa di Marcos di convertirsi in un nuovo…Stalin (come dice la vignetta di Milenio!?). No, in realtà quello che vogliamo è imparare – da molto tempo grazie ai compagni e alle compagne che sono qui dietro abbiamo abbandonato questa idea – vogliamo imparare davvero e siamo sinceramente convinti che: tutte le cose che vedete qui e molte cose che non avete ancora visto e che stanno germogliando in queste terre, non sarà possibile che sopravvivano, non solo che vengano portate avanti, se non costruiamo questa unità con la gente con la quale voi state lavorando e con la quale discutete di tutto ciò che discutete e decidete tutto quello che decidete.

Ciò che vogliamo, è essere sinceri perché 12 anni fa vi abbiamo detto che credevamo nel PRD ed in qualcuno, ma ci sbagliammo… che sia chiaro, pensando che quella gente fosse coerente con quello che diceva…
ma non è coerente e quindi non rifaremo lo stesso errore, perché là se si sbagliano perdono un’elezione, qui se ci sbagliamo perdiamo tutto quello che abbiamo… ed allora diciamo che, questa volta, se perderemo tutto, lo perderemo insieme a voi, insieme ai popoli indigeni che verranno, ai movimenti sociali che verranno, alle ong, ai gruppi culturali, ai singoli individui, alle persone, ai gruppi… e vi chiediamo rispettosamente e umilmente di insegnarci, come loro hanno insegnato a noi, il loro modo di ascoltare, ad ascoltare e non a parlare… per questo
diciamo: stiamo pensando in 10 anni… questo è il tempo che noi calcoliamo ci vorrà per imparare a parlare, così come abbiamo imparato a parlare qui…
per imparare a parlare con gli operai, con la gente di città… tutto questo farà parte di questo processo.

Il problema del potere non è un problema nostro, l’EZLN ripete che non lotta per il potere… però non dice che non bisogna lottare per il potere. Se fosse così non avremmo invitato tutte le organizzazioni politiche che hanno il proposito della presa del potere. Quello che noi diciamo è che non spetta a noi, noi veniamo da un altro percorso… se c’è un partito o un’organizzazione di partiti che prendono il potere e se rispondono alle rivendicazioni popolari, che bello! benvenuti!
[…]

Quando prendiamo le decisioni, noi, compagni, non guardiamo quello che succederà dopo, non guardiamo se compariremo nei libri di storia, o come ci dicono ora che “sarà colpa nostra se un governo di sinistra non arriverà al potere”… non ci interessa, noi vogliamo tornare a guardare i nostri morti e non dover provare vergogna… e se ci sbagliamo? Può darsi, ma mai dovremo dire loro, vi abbiamo tradito, ci siamo dimenticati di voi, ci siamo dimenticati del perché avete lottato e del perché siete morti. Non possiamo voltar la faccia così ai nostri morti, non possiamo arrivare e dire, sai che, colui che ti ha sparato, con un proiettile, non importa…, colui che ti ha picchiato, colui che ti ha disprezzato, colui che ha fatto caso omesso della tua morte, è qui a fianco a noi e lo appoggeremo. Se voi potete fare questo, d’accordo, parliamone se è pertinente… ma noi non lo faremo, anche se rimarremo soli e passeremo alla storia per essere stati ottusi e non aver capito e per avere messo questioni etiche al di sopra di questioni pratiche.

Qui vi diciamo che andiamo a scontrarci contro un muro continuamente, perché con l’EZLN non funzionano le argomentazioni quantitative, i sondaggi non ci interessano molto… perché se fosse stato così, non ci saremmo alzati in armi il 1° gennaio, perché i sondaggi avrebbero detto che sarebbe stato un fracasso totale. Né avremmo sfidato Fox con la marcia indigena, proprio il 2 dicembre, 24 ore dopo che era salito al potere. Né avremmo definito la nostra posizione di fronte all’innominabile ed al PRD proprio quando i sondaggi lo ponevano più in alto che mai, dopo l’appoggio della coppia presidenziale, con l’esautorazione.

Noi ci definiamo per questioni etiche e magari ci sbagliamo. Quindi per favore quando cercate di convincerci di qualcosa, parlateci di impegno, di etica ed… aderiremo a qualsiasi cosa, se ci convincete. Ma se ci dite: ti conviene adesso allearti con colui che ti disprezza, perché così otterrai certi vantaggi… no, è meglio rimanere in svantaggio e così sarà, quando i ragazzi e le ragazze della stampa – affinché non pensiate che dimentichiamo Martita – , ci chiedono… diremo loro quello che stiamo dicendo qui… per questo non ci sono state restrizioni alla vostra presenza – era molto tempo che non vi vedevo, siamo gli stessi di sempre, no? mi sono solo cambiato i pantaloni -…

Allora… capiamo perfettamente che se parliamo contro Marta Sahágun o Creel – credo che ci sia qualcuno che si chiama Creel, che è candidato del PAN, no? – o Madrazo o Montiel non vi importa molto, perché quello che vi interessa ora è quello che si dice contro l’innominabile. Ma noi dobbiamo essere onesti, non possiamo stare zitti, perché poi voi protestate:
perché se tu pensavi che sarebbe successo questo non hai detto niente, non ci hai detto… perché il tuo dovere, il tuo impegno non è solo le comunità che hai sollevato, ma a partire dal ’94, hai stretto un impegno con noi che eravamo fuori o che siamo in altre organizzazioni… perché voi ci chiedete sempre: come vedete la situazione e cos’è quello che proponete fare… voi non vi aspettate da noi un’analisi giornalistica che dica: ah bene! questa è la correlazione dei fatti… voi vi aspettate che alla fine di tutto si dica: pertanto dobbiamo fare questo… e pensate che la nostra proposta vi dovrebbe includere, che vi tenga in considerazione, che vi ascolti, che abbiate uno spazio per partecipare, perché così abbiamo costruito nuove relazioni e anche questa volta continueremo a fare così…

Ma ricordatevi che dalla geografia del potere, dall’allarme rosso, noi vi abbiamo salutato, perché abbiamo valutato tutto questo: se gettiamo via tutto questo, la gente ci dirà di no… ci dirà: com’è che prima ci hai detto una cosa e ora ce ne dici un’altra… oppure dirà: si stanno rinchiudendo o si stanno mettendo con gente con cui non riusciranno a crescere, si stanno riunendo con puri gruppuscoli di sinistra e non con un gran partito che ha la possibilità di arrivare alla presidenza, anche se è vero che fra i suoi coordinatori ci sono quello che li hanno assassinati… No, non lo faremo, perderemo molta gente, lo sappiamo che perderemo molta gente, che questo ci renderà più deboli nella legittimità che riceviamo qui da fuori e che renderà più fattibile un attacco militare contro di noi: tutto questo ve l’abbiamo detto. Se non ve lo avessimo detto saremmo stati disonesti con voi, perché stavamo pensando una cosa e facendone un’altra e non ci riesce davvero, non ne siamo capaci, siamo cattivi politici… forse voi ci insegnerete, no non è vero – è uno scherzo, di cattivo gusto, di Marcos -. No, non possiamo… se proseguiamo per questa strada dobbiamo dirlo alla gente e se ci sbagliamo ve lo diremo, perché lo sapete già, sapete che ci siamo già sbagliati…

Ciò che vogliamo imparare è a discutere come ha detto Javier. Discuteremo il programma dei 50 punti, l’intervista con il New York Times e con il Financial Times, il linguaggio da impresario che usa in quella intervista, quando dice che bisogna guardare PEMEX in termini di guadagni e perdite, tutto il suo progetto di stabilità macroeconomica. Vogliamo imparare a discutere, ma soprattutto vogliamo imparare ad ascoltare… ma se discutiamo, dopo ci dite “no, è che sei molto duro” o un bello chiaro “sei uno…
stronzo”, come è appena successo quando c’è stata quella discussione del pinguino, no?

Ma impareremo davvero, insegnateci, perché noi siamo abituati che uno legge il comunicato e chi ha capito, ha capito e chi no, che dio lo benedica!… ma dobbiamo ancora imparare a discutere in una assemblea, a guadagnare una posizione, ad ascoltare le ragioni…
ma credo che impareremo, anche se ci metteremo tempo… Però ciò che ci interessa più di tutto questo, è che ci facciate il favore di portarci dalla vostra gente… non ve la porteremo via! Tutto ciò che vogliamo fare è ascoltarla, così come l’avete ascoltata voi e per questo vi siete guadagnato la sua fiducia…

Questo è imparare: ad ascoltare, ad ascoltare la compagna di Oaxaca, i compagni di Puebla o quelli di Atenco, quelli di Calco… imparare il modo e poter dire ai compagni: state lottando per questo e per quest’altro, forse possiamo fare degli accordi e da lì cominciare a costruire quest’altra cosa. Perché sempre agiamo così, è un’altra cosa… Perché abbiamo pensato di non poter dire, è così, perché se invitiamo altre persone, dobbiamo dire a voi e a coloro che verranno:
definiamo insieme quest’altra cosa, con tutte le sfumature che volete e con tutte le alleanze che volete… e nel momento che parliamo di rispetto, c’è rispetto… se pensate che bisogna allearsi con altre forze, alleatevi… non è la condizione per entrare qui… però diteci chiaramente, stiamo da questa parte, o diteci, siamo dentro ad un progetto che cerca di recuperare la sinistra perredista… non è condizione per stare qui non farlo, noi pensiamo che sia tempo perso ma bene, insomma vi rispettiamo, e su questo siamo d’accordo, faremo l’altra campagna, faremo relazioni bilaterali per costruire un programma nazionale di lotta, ma senza introdurre l’aspetto elettorale… insomma, quello che volete, ma non i partiti politici registrati, perché poi direte: ci hanno teso un’imboscata, prima ci hanno invitato e visto che eravamo lì, ci hanno detto di andarcene via… che rimanga chiaro.

Questa dunque è la nostra risposta, rispetto a quanto è stato proposto: tutti i compagni che stanno pensando che bisogna prendere in considerazione la questione elettorale, che continuino a prenderla in considerazione e che lo propongano alla discussione, ma siate chiari con noi e con tutti, e sappiate una volta per tutte, qual è la nostra posizione, nel momento in cui si proponga questa questione. Noi ci impuntiamo e per questo vi ho detto, “bene, cercate di capire perché noi andiamo con tutti”, ma non potrete
dire: mi hai offerto un’alleanza e poi mi stai tirando… merda. La nostra posizione l’ho già detta – non c’erano i ragazzi della stampa, ma credo che abbiano già ricevuto la registrazione -: tutta quella gente ci ha disprezzato e la va a pagare, li ridurremmo in pezzettini, anche se saremo soli, perché qualcuno deve far pagare questo conto e forse tocca a noi, forse aderiscono altri, ma lo devono pagare, perché quello che stanno facendo è non avere… – come si dice? -… insomma questo è quello che volevamo dire.

Ora chiediamo a coloro che vogliono e possono, chiaramente a queste condizioni che abbiamo stabilito, rendere formale questa relazione, perché per protocollo dobbiamo formalizzarla. Vi diamo una lettera dove chiediamo alla vostra organizzazione di stabilire relazioni da uguale a uguale, non importa l’età né da quanto tempo l’organizzazione è stata costituita, per noi valgono lo stesso quelli di Todos somos presos che quelli che vengono sfruttati da 500 anni, perché stiamo facendo questo, no?

Se qualcun altro vuole intervenire è il benvenuto, siamo disposti ad ascoltarlo, quindi come finiremo tutto questo, vi chiediamo di mandare qualcuno alle prossime riunioni, si sa che parleremo con i popoli indigeni o con le organizzazioni sociali. Queste organizzazioni sociali sono quelle dove lavorate voi, quindi informate, e abbiate la sicurezza che qualsiasi passo che faremo vi chiederemo o vi convocheremo: se ci mettiamo d’accordo, se andiamo al dialogo nazionale, se andiamo alla promotora o se appoggiamo Marta Sahágun!

(traduzione di Elisa Puggelli e del Comitato Chiapas di Torino)

 

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